Questa legge modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi:
A) l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati;
B) l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”;
C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM).
Attenzione, quindi. Questa riforma costituzionale non introduce solo la “separazione delle carriere” tra giudici e pm, come si sente dire spesso. Fa molto di più.
Perché diciamo NO alla riforma?
I. Perché minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura
Il Consiglio superiore della magistratura è un organo di rilievo costituzionale, che garantisce l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. È composto per due terzi da magistrati (i “togati”) e per un terzo da avvocati e professori universitari di diritto (i “laici”), eletti, rispettivamente, dai magistrati e dal Parlamento.
I padri e le madri costituenti hanno assegnato al CSM il potere di nominare, trasferire, promuovere e infliggere sanzioni disciplinari ai magistrati: dicevano che questi poteri erano come quattro “chiodi” piantati per mantenere salda l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, preservandolo da qualunque interferenza.
Questa riforma, però, cambia il modello costituzionale del CSM. Non solo “spacchetta” il CSM in tre organi (un CSM per i giudici, uno per i pm e un’Alta corte disciplinare), ma modifica natura e attribuzioni dei nuovi CSM. In questo modo, altera profondamente l’equilibrio tra poteri disegnato dalla nostra Costituzione, in particolare tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento).
Come?
· La riforma toglie ai magistrati la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, che saranno scelti per sorteggio.
· La riforma crea un pesante squilibrio tra componenti “togati” e “laici” di nomina politica: i togati selezionati con sorteggio puro, i “laici” che invece saranno sorteggiati all’interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento (maggioranza parlamentare): di fatto, un finto sorteggio.
· La riforma toglie ai CSM il potere disciplinare, uno dei quattro pilastri posti a tutela della sua indipendenza e autonomia.
· La riforma trasferisce il potere disciplinare a una nuova Alta corte. In questo organo, rispetto al vecchio CSM, i magistrati saranno meno numerosi. Le preoccupazioni principali riguardano i collegi che dovranno giudicare i singoli casi disciplinari. Non è ancora chiaro come verranno formati: la legge dice solo che i magistrati “saranno rappresentati”, ma non specifica quanti saranno né in quale proporzione.
· Questo significa che una maggioranza politica potrebbe decidere, con una legge, che nei collegi ci siano soprattutto suoi rappresentanti a giudicare i magistrati. Per questo esiste il rischio di pressioni, interferenze o intimidazioni. Inoltre, contro le decisioni dell’Alta corte non si potrà fare ricorso in Cassazione: sarà possibile solo fare appello a un altro collegio della stessa Alta corte
· La riforma modifica la Costituzione per separare le carriere tra pubblici ministeri e giudici. Tuttavia, nell’Alta corte disciplinare questi due ruoli torneranno comunque a far parte dello stesso organo, trovandosi di nuovo insieme a giudicare i casi disciplinari dei magistrati. Di fatto, quindi, si cambia la Costituzione senza produrre una vera separazione anche in questo ambito, rendendo la modifica poco significativa
II. Perché non risolve i problemi della giustizia che gravano sui cittadini (anzi, disperde risorse perché moltiplica i costi!)
La riforma non fa nulla per affrontare le vere emergenze e i molti mali che affliggono la giustizia italiana. Tempi lunghissimi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complicati... Il disagio dei cittadini nasce soprattutto da questi problemi, che resteranno immutati. Deve essere chiaro che votando sì alla riforma non ci sarà una giustizia più efficiente e più vicina ai cittadini.
III. Perché separare le carriere di giudici e pubblici ministeri può “snaturare” la pubblica accusa (senza aumentare in modo significativo le garanzie di imputati e indagati)
Oggi, giudici e pubblici ministeri si formano e fanno il concorso insieme, per poi decidere se assumere funzione giudicante o requirente . Possono cambiare una volta sola, e per farlo devono anche trasferirsi in un’altra regione. Non succede quasi mai (nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9000 magistrati: lo 0,4%). Dunque esiste già, di fatto, una separazione di funzioni.”.
Insieme alla carriera, poi, i magistrati condividono la stessa cultura giurisdizionale: in concreto, giudici e accusa condividono una funzione pubblica, il PM non deve “vincere”, ma deve cercare anche le prove a favore dell’imputato. Questo è una garanzia a protezione di indagati e imputati (l’avvocato, invece, che è una parte privata, non deve cercare anche le prove a carico).
Cosa può succedere con la carriera separata? Se il pm diventa semplicemente una parte speculare alla difesa, a quel punto non deve preoccuparsi di cercare la verità, ma solo di ottenere una condanna. Questo rende più vulnerabili gli imputati che non possono permettersi costosi collegi di difesa.
Si rischia di avere un pm “superpoliziotto”, dicono alcuni, più forte coi deboli, più debole coi forti perché maggiormente condizionabile (per le ragioni già esposte sopra).
IV. Per il modo in cui la riforma è stata approvata (che è l’opposto di quello raccomandato dalla Costituzione)
La Costituzione può essere ma è previsto un procedimento lungo e condiviso per favorire il confronto in Parlamento e nella società. In questo caso, però, la riforma non ha ottenuto i due terzi dei voti e il governo l’ha approvata con una procedura “blindata”, senza possibilità di modificarla nelle votazioni successive: una modalità considerata rapida e poco aperta al dibattito. È la prima volta nella storia della repubblicana che una riforma della Costituzione viene approvata in questo modo. Una procedura affrettata” che è esattamente il contrario di quella auspicata da padri e madri costituenti.
V. Perché dichiarazioni pubbliche del governo confermano (e aggravano) le preoccupazioni per l’indipendenza e l’autonomia della magistratura
Da molti mesi, il governo attacca il lavoro della magistratura ed esprime insofferenza verso il controllo di legalità. Per esempio, la presidente del Consiglio ha parlato dell’esigenza di “fermare l’invadenza” della magistratura rispetto alle decisioni del potere politico (in relazione ai doverosi controlli della Corte dei Conti, che tutela i soldi raccolti con le tasse pagate dai cittadini).
Ha detto pure che spesso la magistratura “vanifica il lavoro delle forze di sicurezza”, menzionando casi in cui i giudici sono intervenuti applicando le leggi esistenti a garanzia dei cittadini.
Il ministro della Giustizia Nordio addirittura lamenta che i dirigenti dell’opposizione “sanno benissimo quanto sia stata limitata la sovranità della politica davanti all’invadenza delle procure” e li biasima perché, opponendosi alla riforma, “compromettono la loro libertà di azione di domani”.
L’indipendenza della magistratura serve a far sì che i giudici possano controllare il governo e verificare che rispetti le leggi, proteggendo tutti i cittadini. È un principio fondamentale delle democrazie: senza questa indipendenza, la legge non sarebbe uguale per tutti.
Ribera, 18/03/2026 il comitato civico per il NO
